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Via al campionato, club in pressing per la riapertura totale degli stadi

I punti chiave

3′ di lettura

Inutile girarci intorno. Nei prossimi nove mesi la Serie A si gioca il proprio futuro e la possibilità di restare agganciata alla locomotiva del calcio globale. I club italiani, dopo due decenni di mancato sviluppo imprenditoriale (a parte rare eccezioni) e di precario equilibrio finanziario, sono stati travolti dalla pandemia e hanno risentito più di altri delle conseguenze dell’emergenza sanitaria. La stagione 2021/22 che debutta sabato alle 18,30 con i campioni d’Italia dell’Inter che a San Siro affrontano il Genoa e con la sfida tra Hellas Verona e Sassuolo al Bentegodi è perciò decisiva.

Persi ricavi per 1,2 miliardi

Finora la Serie A, come i presidenti della Figc Gabriele Gravina e della Lega Serie A Paolo Dal Pino hanno rimarcato più volte, ha perso ricavi per 1,2 miliardi, principalmente a causa della chiusura forzata degli stadi. Un’altra stagione a porte chiuse o con forti limitazioni sarebbe insostenibile. Da qui il serrato confronto con il Governo e il Cts per ottenere la facoltà di riaprire integralmente. Per ora il compromesso è di una capienza massima consentita del 50 per cento. Le società si augurano che si possa salire al 100 per cento, sempre facendo leva sul green pass, già a settembre dopo la prima pausa per le nazionali. Tutto dipenderà ovviamente dal completamento del piano vaccinale e dall’andamento della curva epidemiologica.

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Il danno delle campagne di abbonamenti

Un danno in ogni caso c’è già stato: l’incertezza ha reso impossibile lanciare campagne di abbonamenti annuali e dunque ha sottratto un’importante linea di liquidità a club in serissime difficoltà, come dimostra un calciomercato a dir poco asfittico. Il problema della riapertura integrale si pone soprattutto per i grandi club che prima dell’esplosione dei contagi di Covid-19 potevano vantare una percentuale elevata di occupazione degli spalti (in particolare la Juventus all’Allianz era ben oltre il 90%, con poco meno di 40mila spettatori). L’Inter viaggiava con una media spettatori superiore ai 60mila e il Milan sopra i 50mila. Per il resto la media di occupazione degli spalti della Serie A è da anni inchiodata al 50%, contro il quasi integrale sfruttamento degli spalti che si registra in Premier e Bundesliga.

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Cosa succede all’estero

In ogni caso, in Inghilterra e in Francia, dove si è già ricominciato a giocare la scorsa settimana, non ci sono limitazioni agli ingressi nelle arene. Tra i grandi campionati europei solo in Serie A e in Bundesliga si avranno limiti alla capienza. In Germania dove il fischio d’inizio è fissato per il prossimo 27 agosto, la capienza sarà del 50% ma fino a un massimo di 25mila spettatori (ma in Baviera si scenda a 20mila). La disparità di regole, tuttavia, rischia di creare distorsioni economiche e sportive. Anche nella prospettiva delle gare Uefa. La questione contingente legata alla capienza però non dovrebbe far passare in secondo piano il vero problema degli stadi italiani che è quello della scarsa redditività.

C’è un problema di redditività

Mediamente, infatti, tutta la Serie A incassa dal “botteghino” (biglietti, abbonamenti, hospitality) tra i 350 e 400 milioni a stagione. I grandi club europei singolarmente possono contare invece su incassi derivanti da queste voci da 80 milioni in su. Senza uno stadio di qualità che possa assicurare servizi extra e una remunerazione più alta di quella attuale la competizione ad alti livelli per i club italiani si fa sempre più proibitiva. La Serie A, con stadi di oltre 60 anni, lascia per strada ogni anno almeno 200 milioni di potenziali proventi. Del resto, se a Roma dopo sette anni l’iter è stato azzerato e se a Milano a due anni dalla presentazione del progetto non si fanno passi avanti è evidente che c’è un ostacolo “politico” insormontabile alla realizzazione di nuove strutture.

https://www.ilsole24ore.com/art/via-campionato-club-pressing-la-riapertura-totale-stadi-AEUdbod

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