Football23

News Aggregator & Blog

Su Messi evitiamo la retorica

È difficile sostenere che in Ligue 1 ci possa essere competizione con questo PSG, ma in fondo era difficile sostenerlo anche lo scorso anno, ma non hanno vinto né il campionato né la Supercoppa, questa pochi giorni fa, contro un “normalissimo” Lille. Così come non è detto che il PSG vinca la Champions League quest’anno, o che la vinca il City di Guardiola nonostante si sia rafforzato con Grealish. Il bello di non avere una Superlega è proprio questo. È ovvio che le squadre con più soldi hanno maggiori possibilità dell’Atalanta, per dire, ma non hanno niente di garantito in partenza. Provate a immaginare cosa succederà se, si fa sempre dire, il Paris Saint-Germain dovesse uscire proprio contro una squadra come l’Atalanta. Al tempo stesso, è già meno improbabile che l’Atalanta batta o arrivi sopra in campionato a ciascuna delle tre “super squadre” italiane, per questo in ogni caso quella attuale è un’ingiustizia inferiore.

Ma non è neanche questo il punto principale. Quando lo scorso anno sono arrivate in semifinale quattro squadre potenzialmente parte della Superlega qualcuno ha detto che, di fatto, è come se ci fosse già. In realtà è interessante notare che siano arrivate in finale le due squadre che per prime sono uscite dal progetto, che sono anche quelle che meno avevano bisogno di farne parte. La narrativa secondo cui Ceferin abbia convinto con la sua retorica i tifosi e i dirigenti di alcune squadre è semplicemente falsa. E copre la vera questione di fondo al fallimento della stessa Superlega: che sta, appunto, nella differenza di motivazioni tra i club partecipanti. Ed è paradossale che si torni a parlare di Superlega quando i trasferimenti di Messi, Lukaku, Hakimi, Donnarumma (e chissà quanti altri in futuro) dovrebbero riportare in superficie proprio questo aspetto della cosa. 

Ovvero: è esattamente per evitare situazioni del genere , almeno nel breve periodo, che il Barcellona era – lo è ancora, anzi, e il caso Messi è legato a doppio filo alla questione – disperatamente interessato alla realizzazione di una lega chiusa, e per cui l’Inter aveva aderito volentieri. Ed è proprio perché non avevano un vero bisogno della Superlega che Chelsea e City si sono tirate indietro appena sentito puzza di bruciato, e che il PSG non ha aderito dal principio.

Capisco che per alcuni tifosi mantenere la competitività della loro squadra, o contrastare altre squadre a loro antipatiche per qualche ragione (magari anche giusta), è una questione fondamentale, ma la Superlega proponeva un sacrificio di quasi tutti gli altri club in nome di tale competitività tra l’élite. Una svalutazione del valore di tutte le altre competizioni, lo spogliamento possibile, quasi certo, di tutte le rose dai propri giocatori migliori, per conservare in buona salute, almeno per un po’, tre squadre in Italia, tre in Spagna, sei in Inghilterra, e un paio di fortunate che avrebbero trovato il biglietto di invito in una tavoletta di cioccolato. 

Oltretutto non c’è niente di episodico, o di dato per diritto divino, nel successo della Premier, in cui i presidenti ricchi (almeno una buona parte) sono arrivati attratti da un prodotto che era già considerato come il migliore, dopo un’evoluzione di quasi trent’anni che ha toccato le infrastrutture, gli staff e le dirigenze di praticamente tutte le squadre. Ma il calcio inglese non è solo quello delle big six o della Premier League, poggia su una piramide solida, profonda, che arriva alla Sunday League e ai campi di erba sempre bagnata con i chioschi che vendono birra a pochi metri dalla linea laterale. Se proprio si volesse seguire quell’esempio, senza considerare gli aspetti negativi (l’esclusione delle fasce di pubblico più povere, gli squilibri che anche loro si portano dietro), non si può non tenere conto di una cultura calcistica magari auto-riferita ma comunque trasversale e in cui alcuni valori non negoziabili, e lo dimostrano i tifosi scesi in strada a protestare, magari proprio quei tifosi che non possono permettersi un abbonamento.

https://www.ultimouomo.com/su-messi-evitiamo-la-retorica/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *