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L’Italia va in semifinale: Barella e Insigne affondano il Belgio

Il colpo di Barella, l’invenzione di Insigne

Quando la situazione sembra precipitare, l’Italia al 31′ colpisce al cuore. Tutto scaturisce da un affrettato disimpegno in area dei belgi sul quale si avventa Verratti poi lesto a servire Barella: il suo destro incrociato non perdona. È il suo sesto gol in azzurro, un gol pesantissimo. Un gol che rovescia gli equilibri. L’Italia infatti ritorna quella di sempre. Con triangolazioni veloci, passaggi filtranti, sincronismi perfetti che mandano in tilt gli avversari, poco reattivi quando si alza il numero dei giri. Tutti gli azzurri crescono, ma a salire in cattedra è Lorenzo Insigne, folletto imprendibile quando si insinua tra le linee difensive dei belgi. Al 43′ il partenopeo, dopo uno slalom guizzante, s’inventa uno di quei destri a giro – il suo marchio di fabbrica- che l’hanno reso famoso. Questa volta, però, non sbaglia: e il pallone come telecomandato s’infila nell’angolino più lontano. È il gol del raddoppio. Che potrebbe essere quello del ko. Con l’intervallo ormai alle porte. E con il gusto di andare negli spogliatoi con la sensazione d’aver chiuso la partita.

Il rigore

Invece arriva la mazzata. E arriva dal solito Doku che, approfittando di una distrazione generale della nostra difesa, entra in area cercando di saltare anche Di Lorenzo. Nel contatto il difensore azzurro gli dà una lieve spinta facendolo rotolare a terra. L’arbitro, lo sloveno Vincic, assegna subito il rigore che poi Lukaku realizzerà spiazzando Donnarumma. È un rigore piuttosto generoso, però non scandaloso. Diciamo che Di Lorenzo è stato molto ingenuo e Doku tanto furbo quanto abile.

Ecco, siamo al dunque: e qui emerge la maggior qualità di questa Italia. Rientrare negli spogliatoi dopo aver subìto un rigore ingiusto, non fa bene al morale. Può essere un contraccolpo micidiale. Un rovesciamento psicologico che taglia le gambe. Invece il grande merito degli azzurri, come già era avvenuto anche con l’Austria, è stato quello di aver mantenuto calma e freddezza in una situazione molto complicata. E di essere tornati in campo con la tranquillità necessaria per evitare che la sfida col Belgio degenerasse in un pericoloso corpo a corpo.

Un secondo tempo durissimo

Nel secondo tempo le emozioni si moltiplicano. Finche le gambe reggono, teniamo il pallino cercando di non farci schiacciare. A poco a poco la pressione belga però ci spinge all’angolo: Doku in dribbling è incontenibile, Lukaku un toro sempre in agguato. Chiellini è bravissimo, ma la tensione è enorme. Al 60′ De Bruyne serve il centravanti a colpo sicuro. La palla sta per entrare ma Spinazzola con un guizzo sventa la minaccia.

Spinazzola esce in barella

Gli azzurri reagiscono, rispondono colpo su colpo, ma i belgi non mollano: sono sempre lì. Al 70′ ancora Lukaku sfiora il gol di testa. Ormai la stanchezza si fa sentire. Tra i belgi ci sono i primi cambi. Entrano Mertens e Chadly mentre nell’Italia Belotti sostituisce Immobile e Cristante rileva Verratti. Un’altra tegola arriva al 76′ quando Spinazzola, dopo un allungo, si fa male. Viene sostituto da Emerson. Ma si capisce subito che è un infortunio pesante. L’azzurro si dispera e viene portato fuori in barella. Passano i minuti e arrivano altri cambi. Escono anche Chiesa e Insigne per lasciar posto a Toloi e Berardi. L’arbitro fa recuperare quasi sei minuti. È un assedio confuso, ma costante che non lascia respiro. Il fischio finale è una liberazione. «Sono stati tutti straordinari» commenta Mancini. Il cielo di Monaco è tutto azzurro. Ora si può anche sognare.

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