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Belgio-Italia, la forza contro la velocità. Chiesa e Chiellini gli unici dubbi

A ben guardare questa spensieratezza è la cifra dell’Italia. Un fatto quasi eccezionale se si ripensa ad altre spedizioni, non poi così lontane, che per un cambio sbagliato venivano travolte da spaccature laceranti. In questo senso, al di là di come finirà con il Belgio, è una Italia che stupisce. Perchè oltre ad avere un gioco divertente e spregiudicato, sempre portato a valorizzare le proprie qualità (velocità, agilità, pressing alto), è un’Italia costruita su un’idea molto semplice: se si sta bene assieme, se ci diamo una mano, alla fine è meglio per tutti.

Due pilastri, quindi: gioco e gruppo, gruppo e gioco. Sembra una banalità, ma in realtà è una vera rivoluzione soprattutto in un calcio sempre più stressato e finalizzato al risultato. Anche sui possibili forfait dei due assi belgi, Mancini la taglia corta: «Noi faremo comunque la nostra partita. Il Belgio è una delle migliori squadre del mondo. L’importante è che l’Italia giochi come sa fare». Questo è il punto. Che l’Italia giochi bene. Possibilmente come ha fatto nel primo tempo supplementare con l’Austria o nelle tre partite precedenti. Chiaro che se al Belgio vengano a mancare Hazard e De Bruyne, le cose si agevolano. Il centrocampista del City è un talento eccezionale. Straordinario a centrocampo e anche nell’ultimo passaggio. Per Lukaku, il suo terminator, avere o non avere alle spalle un inventore come De Bruyne, non è indifferente. Lo stesso dicasi per Hazard, più in dubbio del compagno perchè colpito da un risentimento muscolare dal quale non si guarisce in quattro-cinque giorni.

Il segreto dell’intercambiabilità

Ritornando all’Italia, Mancini dovrebbe confermare quasi tutti i titolari della partita con l’Austria. Anche se nella ripresa il nostro centrocampo è andato in affanno prima di essere “salvato” dai soccorsi della panchina. I dubbi rimasti sono solo due: Chiellini e Chiesa. Per il resto l’idea di Mancini è di continuare a dare fiducia a quei giocatori (Jorginho, Verratti Barella) che più hanno contribuito a costruire la fisionomia dell’Italia. E che più sono in grado di mettere in difficoltà il centrocampo belga, molto forte fisicamente, ma poco agile. L’altra Idea di Mancini è quella di continuare con l’Intercambiabilità, cioè la chiave di volta di quasi tutti i nostri successi. Inserire Chiesa a metà partita è come tirar fuori un apriscatole. Però è lo juventino è così in forma che potrebbe partire da subito al posto di Berardi.

Anche in difesa il Belgio è granitico. Con una linea di tre pennelloni che se non li scavalchi in agilità è finita. Sono tutti e tre piuttosto attempati e con molti chilometri alle spalle. Perforabili, insomma. Immobile e Insigne sono perfetti per questo compito. Ma poter contare su una buona panchina è un’arma in più, soprattutto in questo Europeo dove le partite quasi sempre si sbloccano nella ripresa. L’Italia però ha un problema: segna poco rispetto a quanto costruisce. Sprechiamo tanto. Gli azzurri hanno segnato 9 reti contro 8 dei belgi. Loro però, specialmente con Lukaku, non sbagliano quasi mai. Quindi i casi sono due: o non li facciamo segnare, o impariamo a essere più cinici. L’altro dubbio di Mancini riguarda Chellini. Dopo 16 giorni dall’infortunio il difensore bianconero è pronto. La sua missione è fermare Lukaku. Per bloccare il belga, un armadio a motore, serve non solo un fisico bestiale, ma anche aver recuperato, star bene. Comunque Acerbi finora non ha mai deluso.

Inginocchiarsi? L’Italia segue il pensiero altrui

Infine chiudiamo con la solita questione dell’inginocchiarsi sì, inginocchiarsi no. L’Italia per questa partita si inginocchierà per solidarietà ai giocatori belgi ma senza condividere la protesta. C’è stata una presa di posizione dell’Assocalciatori che ha «stigmatizzato la campagna strumentale e diffamatoria nei confronti della nazionale italiana» ricordando che tutti gli azzurri si sono sempre resi protagonisti di numerose iniziative contro il razzismo. Va fatta però una precisazione: nessuno accusa gli azzurri di razzismo, ci mancherebbe. Però questo continuo tira e molla non fa bene a nessuno. Tanto meno all’immagine dell’Italia. Perchè dobbiamo andare al traino delle altre nazioni per decidere se inginocchiarci o no? Non abbiamo un pensiero nostro? Non scegliere è quasi peggio. Sappiamo imporre il nostro gioco, ma non far sentire il nostro pensiero. Peccato. Sarebbe ora di colmare anche questa lacuna.

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