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Europeo, l’Italia parte col botto. La Turchia regge solo un tempo

4′ di lettura

Buona la prima. Meglio di così, con l’Olimpico che canta dalla felicità, questo Europeo non poteva cominciare. L’Italia parte col botto: un secco tre a zero alla Turchia, che non lascia adito a nessuna discussione e conferma quanto di buono questa  nazionale aveva fatto vedere nel cammino per la qualificazione. «Onoreremo la maglia in ogni secondo per sentirci uniti», aveva detto Roberto Mancini alla vigilia: missione compiuta. Obiettivo centrato in una partita d’esordio che, dopo un primo tempo contratto, e un rigore evidente non concesso dal mediocre arbitro olandese Makkelie, avrebbe potuto prendere una piega diversa, sicuramente più in salita, sicuramente più complicata. 

La forza dell’Italia è stata quella di non fermarsi mai. Di provarci comunque, nonostante qualche errore di troppo, causato sia dalla concitazione iniziale, sia dall’ottima impostazione difensiva dei turchi, abilissimi nel chiudere ogni spazio. Ora, a giochi fatti, sembra tutto facile, ma per valutare correttamente questa vittoria bisogna ricordare che la Turchia, nelle qualificazioni, aveva subito solo tre reti, riuscendo anche a battere la Francia, grande favorita di questo torneo.

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Il primo tempo

Avevamo bisogno di segnare, di tradurre in un gol la forza esplosiva di un gruppo che da cinque anni aspettava l’occasione per ripartire. E che sentiva di avere alle spalle un paese che ha voglia di ritrovare finalmente un po’ di sana leggerezza, di ricompattarsi e gioire dopo un periodo così difficile e tormentato.  Nel primo tempo, a segnare, ci siamo andati vicini (destro a giro di Insigne uscito di un metro e colpo di testa di Chellini deviato in angolo dal portiere Cakir), ma sempre in modo caotico e affannoso. Molti errori, triangoli che non si chiudevano, tanta concitazione. L’unico veramente all’altezza è Berardi, spina nel fianco sinistro dei turchi, che nel primo tempo impegnano solo una volta Donnarumma. Poco incisivi, stranamente, sono  Barella e Jorginho, spesso fuori dal gioco. In ombra anche Locatelli, mentre in attacco Immobile e Insigne non graffiano come potrebbero. Molto attivo invece Spinazzola che con le sue sgommate manda  in tilt la difesa turca. E’ proprio da un suo cross che, alla fine del primo tempo, scaturisce l’episodio più contestato dagli azzurri. Il terzino Celik tocca il pallone con il braccio in piena area. Il braccio non è aderente al corpo, anzi è sollevato in modo incongruo anche per le nuove regole “più tolleranti “ di questo Europeo. Al replay il rigore è evidente, ma né l’arbitro né il var intervengono. E così si va al riposo con un raddoppiato senso di frustrazione. Sia per il rigore non concesso, sia per non aver concretizzato tanta pressione. 

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La ripresa

Ma è nella ripresa che l’Italia cambia marcia. Aumentano la velocità e le triangolazioni e la Turchia comincia ad accusare la fatica. Florenzi si fa male al polpaccio, ma Di Lorenzo lo sostituisce senza problemi. E’ un’altra Italia, senza più remore, che gioca come sa fare: non dando mai tregua all’avversario. Crescono Barella e Jorginho e sulle corsie diventano devastanti Spinazzola e Berardi. E proprio da una discesa di quest’ultimo che arriva finalmente il vantaggio degli azzurri. Il suo cross, dalla destra, viene malamente deviato in rete da Demiral, arrivato in ritardo a chiudere il buco. E’ l’ottavo minuto della ripresa e l’Olimpico esplode.

E’ una liberazione, una gioia troppo a lungo repressa. Che ha due effetti collaterali: di moltiplicare le energie degli azzurri e di mettere a nudo la fragilità della Turchia, incapace di reagire in qualsiasi modo, nonostante diversi cambi che non producono nessun risultato. Come un pugile all’angolo, incassa un colpo dietro l’altro. Guidati da Jorginho e da un Barella incontenibile, gli azzurri stringono l’assedio. Il raddoppio lo realizza Immobile al 65’. Il merito è di Spinazzola che costringe il portiere turco a una respinta maldestra, facile preda del laziale che infila in rete con un destro pennellato.  E’ il suo 14esimo gol  in nazionale.

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