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Il calciatore di B di maggio 2021: Youssuf Maleh

Il centrocampista del Venezia si è aggiudicato il premio grazie alle prestazioni nei playoff.

Quando lo scorso gennaio Youssuf Maleh è stato messo fuori squadra per sei partite, per via della sua decisione di non rinnovare il contratto, il Venezia non ha mai vinto. Quando è tornato, nelle successive 9 partite, il Venezia ha vinto 7 volte e pareggiato 2. In quel periodo lui ha aspettato con pazienza, sicuro che si sarebbe trovata una soluzione: ovvero trovare una squadra come la Fiorentina che lo acquistasse e lo rigirasse poi in prestito al Venezia, almeno fino a fine stagione. Maleh si è continuato ad allenare e quando è tornato in campo ha partecipato alla storica promozione del Venezia, arrivata dopo aver battuto Chievo Verona, Lecce e Cittadella nei playoff.

Maleh è stato decisivo, con un gol e due assist nelle quattro partite dei playoff in cui ha giocato (una l’ha saltata per somma di ammonizioni) e dopo la partita di andata con il Lecce, il 17 maggio, il suo allenatore Zanetti ha detto che è già pronto per la Serie A: «Arriva dal Ramadan, non mangiava e non beveva e va al doppio degli altri. Ha qualità fisiche e tecniche incredibili». Nell’ultimo minuto dell’ultima partita, il ritorno con il Cittadella, Maleh ha realizzato l’assist dell’1-1, con un taglio interno-esterno con cui è arrivato sulla fascia sinistra e, dopo aver dato un occhiata in area, ha messo dentro un cross basso e teso di prima intenzione, tra difesa e portiere, e sui cui il compagno Bocalon è arrivato per primo. Grazie a prestazioni del genere si parla della possibilità che Gattuso lo voglia nella rosa della sua nuova Fiorentina, o in alternativa che resti in prestito al Venezia; intanto è stato convocato in Nazionale Under 21 già dall’estate scorsa e Nicolato lo ha portato in Slovenia per gli Europei di categoria (anche se lo ha lasciato in panchina nella sconfitta con il Portogallo).

Nato in una frazione di Bologna, in cinque partite con la maglia dell’Italia ha già segnato il primo gol. Ed è questo gioiellino qui di collo esterno.

La scalata di Maleh è eccezionale: tre anni fa appena ha iniziato a giocare con costanza in Serie C, nel Ravenna, la scorsa stagione ha giocato per la prima volta in B, col Venezia, e la prossima si giocherà le sue chance nella massima categoria. A ventitré anni (da compiere) ha dimostrato capacità di adattamento non comuni e potenzialità a cui è ancora difficile mettere un limite. Se tra una stagione dovessimo parlarne come uno dei giovani più interessanti in Italia non ci sarebbe da stupirsene. Come ha detto Zanetti, la prima cosa che spicca agli occhi di Maleh è la quantità di campo che è in grado di coprire, e l’intensità con cui lo copre. Giocando in una coppia di mediani, o come mezzala sinistra in un centrocampo a 3, Maleh si allarga spesso in fascia per aiutare la risalita del pallone e si inserisce altrettanto frequentemente in area di rigore. Così come è capace di coprire le spalle all’esterno di fascia, o addirittura al terzino e poco  dopo guidare il pressing in avanti.

Se dell’assist contro il Cittadella, giustamente, hanno parlato tutti, è forse ancora più incredibile quello per Forte arrivato proprio nella partita di andata con il Lecce. Con la palla sulla fascia destra Maleh ha accentrato progressivamente la sua posizione, fino a inserirsi senza palla in area di rigore e, su un lancio alto e lungo che la maggior parte dei giocatori si sarebbe accontentata di provare a controllare, vede il movimento del centravanti alle sue spalle e con un tocco di collo all’indietro gli fa arrivare la palla sui piedi. Forte non si fa sfuggire l’occasione e incrocia il tiro rasoterra di sinistra, regalando al Venezia la vittoria per 1-0.

Coi capelli lunghi e il fisico longilineo sembra più un trequartista che un centrocampista di quantità. Il suo sinistro in effetti è preciso e sensibile, così come la sua protezione del pallone sotto pressione – quando si gira usando l’esterno sinistro tenendosi alle spalle l’avversario; oppure quando usa la suola per tenere la palla vicina e cambiare direzione – ma grazie all’elasticità muscolare e allo straordinario dinamismo è anche un ottimo recuperatore di palloni. Forse è merito anche della gavetta: «La Serie C è un campionato fisico e duro», ha detto, «non facile come sembra da fuori» (ammesso che a qualcuno, da fuori, sembri davvero facile).

L’allenatore che lo ha fatto esordire, Luciano Foschi, ha detto che la crescita di Maleh è dovuta alla voglia che ha di imparare. «È un giocatore che non molla niente. Uno di quei calciatori che tutti gli allenatori vorrebbero avere». E nelle telecronache di quest’anno frasi come «Quanto corre Maleh», oppure «Ancora Maleh, è anche qui», si sono sentite praticamente in ogni sua partita.

A (quasi) ventitré anni Youssef Maleh è un centrocampista completo, più che da area ad area, come si dice, da riga di fondo a riga di fondo. Con la struttura fisica e le capacità aerobiche di un mezzofondista e un sinistro che gli permette di gestire il pallone nello stretto come in spazi aperti, resistendo sotto pressione, dribblando oppure giocando a pochi tocchi, usando tutta la superficie del suo piede migliore, il sinistro. È un giocatore associativo, che cerca i compagni vicini, che si smarca e legge l’azione con intelligenza, ma quando serve può portare palla in verticale o giocare l’ultimo passaggio. Raramente giocatori con il suo dinamismo e la sua attenzione senza palla, sanno poi cosa fare in area di rigore, Maleh invece ha realizzato 5 gol e 6 assist dando l’impressione di poterne fare di più.

Il grande mese di maggio suo e del Venezia lascia ben sperare per la prossima stagione. Il salto sarà grande e che si tratti di imporsi contro avversari di un livello superiore, o di convincere Gattuso a lasciargli minuti, Maleh sembra avere le carte in regola per fare bene anche in Serie A. Come Pobega, come Maggiore, ma anche come l’esempio luminoso di Barella, e come gli altri talenti italiani emersi negli ultimi anni, la sua capacità di aggiungere qualità a un grande volume di gioco e a un’intensità alta lo rende un giocatore al passo coi tempi e adatto a qualsiasi contesto. Finora si è sempre dimostrato all’altezza, che motivo abbiamo di cominciare a dubitare di lui proprio adesso che viene il bello?

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